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Dino Vaccaro

impressioni della memoria



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SANGUE ROSSO
1° MAGGIO A PORTELLA DELLE GINESTRE

Tutte le opere di Dino sono concatenate da un unico filo conduttore: la  violenza verso il debole che, diventa disperazione, incredulità, richiesta di aiuto e nello stesso tempo speranza di cambiamento.
In tutte le tele emerge il desiderio dell’artista di portare alla memoria i fatti che lo  hanno colpito per non dimenticarli ma sigillarli come insegnamento nelle mente delle nuove generazioni.
L’opera dedicata alla Strage di Portella della Ginestra ne è un’altra testimonianza.
Una festa, quella dei lavoratori, il  primo maggio, ma anche della vittoria che avevano avuto il pci e il psi alle regionali del 20 aprile del  1947, che finisce in tragedia da parte dei partiti conservatori di cui facevano parte i possidenti delle terre che avevano armato le mani dei mafiosi capeggiati da Salvatore Giuliano.
Dino immortala l’episodio,ancora una volta, con colori brillanti, non spenti, “è difficile – dichiara l’artista - imprimere tragedie con colori vivaci, perchè mentre pensi ai colori da usare, ti vengono in mente solo tutte le tonalità dei grigi”, per sottolineare quell’aria di festa che si respirava tra i manifestanti e nella natura stessa, con l’esplosione della fioritura, che la stagione prevede, delle ginestre e del fichidindia.
I sorrisi, le urla di gioia si trasformano in maschere di terrore ed incredulità per quello che stava accadendo che l’artista imprime sui visi in primo piano, sullo sfondo le bandiere rosse s’immischiano al sangue innocente versato, accentuato dall’uomo che nasconde il viso tra le mani per non vedere. La montagna minacciosa sullo sfondo non può nascondere al resto del mondo quello che stava accadendo anzi fa da eco per richiamarne l’attenzione e la zabbara fiorita sulla destra del dipinto rimarca ancora una volta la speranza per una Sicilia capace di rompere quella gabbia di miseria, di mafia, che la opprime da secoli.
Terra che può, anzi che deve rinascere, così come l’Agave i cui fiori e i  frutti per crescere necessitano di tutte le riserve della pianta stessa, che fiorendo, muore dando forza ad una nuova pianta.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      ANGELA CHIAZZA

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