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Dino Vaccaro

impressioni della memoria



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Recensioni di A. Chiazza e M. Vilardo







Re
ncensione di A.Chiazza

Un elogio del pittore Dino Vaccaro alla scuola “Centro Formazione Professionale-Fondazione Casa della Gioventù “  per spiegare un odierno ritorno ai mestieri più umili come l’artigianato, all’esclusività e alla ricercatezza in un momento in cui sembrano primeggiare il culto del finto, dell’imitazione e della copia.

Un quadro che vuole rappresentare il volto dei tanti ragazzi considerati drop-out dalla scuola   comune ma speciali, invece, da una scuola che si impegna a far crescere in loro la curiosità intesa come stimolo alla conoscenza, a credere che esiste un’altra intelligenza come quella delle mani, dove il  ragazzo ritorna protagonista nella scelta e, soprattutto, nella vita.

Un’opportunità data ai ragazzi sfiduciati che fa emergere la passione che vive in ognuno di loro, qualificandoli e rendendoli unici; un pò come avveniva nelle vecchie botteghe rinascimentali dove il    rapporto tra allievo e maestro era diretto.

L’opera rappresenta un vaso creato con l’argilla, un materiale facile da plasmare, quasi a simboleggiare una continua ricerca alla perfezione, un volto dalla cui testa fuoriescono i diversi indirizzi che la scuola offre.

Al contrario del vaso di Pandora, da cui escono i mali che colpiranno l’umanità ma non la speranza che, invece, rimane racchiusa nel fondo del vaso, da quest’anfora dorata, ritorna qui la simbologia del colore oro per sottolineare la preziosità dell’individuo,  vengono alla luce gli insegnamenti ai vari percorsi offerti dall’istituto, sorretti da linee di colori, che ricordano un arcobaleno e quindi  la speranza che si trasforma in un augurio per i ragazzi di em

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LA PITTURA REALISTA DI DINO VACCARO.

Dino Vaccaro è un pittore contemporaneo.  Nasce in un paesino dell’entroterra siciliano tra le falde dei monti Sicani e la Valplatani, terra di zolfatari e di contadini, terre cantate e amate da Luigi Pirandello, Alessio Di Giovanni, Leonardo Sciascia e Rosa Balistreri: CIANCIANA, ma, come tanti figli della nostra magica Isola è dovuto emigrato al nord Italia per lavoro.


Dino coltiva la passione per la fotografia e per la pittura e non ha mai dimenticato la Sicilia, con le pagine tristi della sua storia, ma anche con i suoi splendidi colori che trasferisce nei suoi quadri. A guardare, per la prima volta, le sue opere, non può non venire in mente il grande Guttuso con la sua “Vucciria” e con un altro famoso quadro dedicato agli zolfatari. La nostra terra è piena di incoerenze, eppure è in grado, talvolta, di regalarci emozioni uniche.

Dino, racconta proprio questa Sicilia, quella della “leggerezza dell’essere” quella che ti lascia senza fiato, nella gioia e nel dolore. Guardando le sue opere, infatti, è come se, finalmente, si riscoprisse una realtà diversa, come per magia si entrasse in contatto con l’anima del pittore da cui quei soggetti prendono vita. Lontano dal sentimentalismo pittorico italiano, dalla fede isterica e pessimista, la pittura del Nostro artista, sa essere una pittura, anche, di denuncia sociale su temi storici come quello della vita degli zolfatari e dei contadini. Cianciana è stato un paese di miniere di zolfo, dunque Dino, porta con sé questa esperienza storica e la incarna nella sua arte pittorica: arte come elemento salvifico, come elemento unico che può conservare qualcosa della nostra esistenza, un piccolo germe di infinito che si afferma sopra la falsa cultura dell’oblio.

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Il mantello di Baruch, come la tonda cupola del cielo, se disteso ricopre il mondo.

 Si tratta di ventuno racconti, stazioni, o snodi, a cui si aggiungono un introito ed epilogo, che se da un lato mimano i 21 fiorini che occorsero per comprare, alla sua morte, il mantello di lana grezza appartenuto a Baruch Spinoza, dall'altro scandiscono ventuno passaggi nel destino dei giorni di un uomo. Qualunque uomo. E, perciò, di ognuno di noi.

 Bambino, felice ed ignaro; poi, man mano, dubbioso, dolorante ed infine sconfitto.

 A far da intermezzo epifanie, refe che cuce a mano, luce ferma che non può tentennare e che come una tavola da surf sull'oceano sorregge il brulichio e ogni passo che tende all'inciampo.

 Pure, l'una non sarebbe senza l'altro, dacché la rosa, che sempre fiorisce, non lascia mai sole due piccole lepri in amore.

 Salvatore Sottile












“21 fiorini”

Salvatore Sottile

 In quella particolare arte che è la nostra vita, gli incontri sono il sale della terra, il cacio sui maccheroni, acqua fresca in una giornata d'afa. Indeterminabili, e perciò stesso fuori portata dai calcoli dell'ego, restano al riparo di compravendite e affari, lontani da interessi di bottega, aria fresca e libera che rende felici e grati.

 É quanto è successo a questo 21 fiorini.

Dapprima arriva Dino (Leonardo Vaccaro) che, veduto questi racconti, come il nibbio sul topo, se ne è subito appropriato. Qualcosa l'intrigava e, con la maestria che gli è riconosciuta, ha subito prodotto  il gallo che si specchia e il bambino che abbraccia il cane. Tesse la sua tela, frattanto,  ragno insuperabile, coinvolgendo in un'impresa che ha subito avuto chiara il prof. Giuseppe La Rosa e il dott. Francesco Taormina.

 Ora che tutto è concluso e che le pagine riposano, le tavole di Dino illuminano mentre le parole dei due nuovi amici scavano nelle pieghe più segrete del testo, ora, non posso che ringraziare  della loro generosa dedizione questi esemplari tre moschettieri.

Da parte mia non ho altro che quest'opera, che proprio come ad ogni incontro vero, non mi è mai davvero appartenuta.

Trissino, Dicembre 2015.

Salvatore Sottile  

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70° ANNIVERSARIO DALLA SCOMPARSA

Olio su tela 50 x 70 
Alessio Di Giovanni - Cantore Degli Umili.

Nota di Mario Caramazza: L'opera eseguita da Dino Vaccaro, (pittore naif di Cianciana) che ritrae il poeta e drammaturgo ciancianese Alessio Di Giovanni, donata alla Biblioteca Comunale "Paolo Borsellino", è stata accreditata da Wikipedia, come ritratto che ne interpreta fedelmente il Poeta. Un onore per Dino e la nostra comunità.

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Alessio_Di_Giovanni

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